Franz Boas e il razzismo scientifico

Il pioniere dell'antropologia moderna, così venne definito l'antropologo statunitense di origini tedesche Franz Boas Uri, fu uno strenuo avversario del razzismo scientifico, l'ipotesi scientifica che in quegli anni si poneva a fondamento e giustificazione del razzismo sostenendo la superiorità razziale e la classificazione dei fenotipi.

I suoi studi si sforzarono di dimostrare che l'idea di 'razza' è solo un concetto biologico che nulla ha a che vedere con il comportamento umano.

In un momento storico dove predominavano pseudoscienze come la frenologia, la fisiognomica o l'antropologia criminale di Cesare Lombroso, per arrivare a dimostrare le proprie teorie, Boas si avvalse di una serie di studi, innovativi per l'epoca, incentrati sull'anatomia scheletrica.

Franz Boas
Franz Boas


Riuscì a dimostrare che la forma e le dimensioni del cranio non rappresentavano una base scientifica che consentiva la determinazione delle tendenze psichiche o antropologiche del soggetto, erano piuttosto un parametro molto labile, suscettibile di grandi variazioni dovute ai fattori ambientali che il soggetto subiva, come lo stato di salute fisica e la nutrizione.

Ciò contrastava fortemente con quanto sostenuto dai c.d. antropologi razziali.

Boas intendeva inoltre dimostrare, mediante i propri studi, che le differenze di comportamento umano non sono determinate in maniera principale da disposizioni biologiche innate, ma piuttosto sono risultato delle differenze culturali acquisite dal soggetto, mediante l'apprendimento sociale.

In tal modo riuscì ad introdurre la cultura sia come concetto primario, indispensabile per descrivere le varie differenze comportamentali tra gruppi umani, sia come punto di partenza posto al centro dell'analisi antropologica.

Altro grande contributo di Boas all'antropologia, fu il rifiuto verso un concetto cardine dell'epoca, secondo il quale la cultura si evolveva in tutte le società, attraverso uno schema ben definito di fasi tecnologiche e culturali poste ordine rigidamente gerarchico, come una sorta di percorso a tappe costanti, dove alcune culture si trovavano più avanti di altre, ma tutte incanalate in un percorso verticistico prestabilito.

Secondo Boas invece, la cultura si formava e sviluppava attraverso iterazioni tra gruppi di persone e dallo loro scambio di idee, di conseguenza non vi era un vero orientamento verso forme culturali superiori.

Il passo successivo fu l'introduzione del c.d. relativismo culturale secondo cui le culture non possono essere classificate oggettivamente come superiori o inferiori, ne come migliore e peggiore o altri termini di paragone siffatti.

Piuttosto tutti gli esseri umani percepiscono il mondo che li circonda mediante il punto di vista della propria cultura, giudicando di conseguenza.


Scopo dell'antropologia, secondo Boas, è quello di comprendere in che modo la cultura condiziona le persone a comprendere e interagire con il mondo, conseguentemente è importante acquisire una comprensione di linguaggio, usi e costumi culturali dei popoli che si intende studiare. L'antropologia per Boas quindi, presupponeva la conoscenza e la pratica di altre discipline, prime fra tutte l'archeologia quale studio della cultura materiale e della storia, l'antropologia fisica quale studio dell'anatomia umana, l'etnologia quale studio della variabilità culturale di costumi e linguaggio. In tal modo Boas pose le basi per lo sviluppo dell'antropologia americana del XX° secolo.